Museo sulla preistoria in Campania e sulla civiltà pastorale, contadina, montana nel Mezzogiorno



I principali luoghi di ritrovamento del Gruppo Speleologico del CAI di Napoli
In questa sezione del sito raggruppiamo le informazioni disponibili per Luogo di Ritrovamento. L'esposizione dei reperti nelle vetrine del Museo fu organizzata nei primi anni '80 da Alfonso Piciocchi con un criterio cronologico (Paleolitico / Mesolitico / Neolitico) Con la realizzazione dell'Archivio Fotografico dei reperti è possibile recuperare questo aspetto raggruppando le immagini, appunto, non più soltanto per vetrina di collocazione nella esposizione museale ma anche per luogo di ritrovamento.
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| Tratto da: Calcaterra D., D'Argenio B., Ferranti L., Pappone G., Petrosino P. "Campania e Molise." Serie: Guide Geologiche Regionali della Società Geologica Italiana, 2016 |
Utilizzando lo schema geologico semplificato che segue si può giungere alla conclusione:
• La Grotta di Nardantuono è collocata nella Valle del Tusciano (area calcarea).
• La Grotta dell'Ausino è collocata lungo il corso del Fiume Calore alle pendici del Gruppo calcareo degli Alburni.
• Il Vallone del Carmine (Cannalonga) è collocato in area di rocce arenarie ricche di quarzo.
• Il Tratto di Costa tra Marina di Camerota e Scario (Paleolitico Inferiore) è collocato in area di rocce arenarie ricche di quarzo con la presenza però del Gruppo calcareo di Monte Bulgheria (in cui è possibile ritrovare anche noduli di selce).
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| 123Schema Geologico Semplificato (tratto da "Grotte e Speleologia della Campania" Regione Campania) Legenda: 1) Quaternario (1,81 milioni di anni a oggi) Depositi delle piane costiere e delle conche intramontane, rocce vulcaniche. 2) Terreni sin-orogenici Miocene / Pleistocene inferiore (23,8 milioni di anni – 1,81 mil. Anni) Sedimenti terrigeni delle avanfosse. 3) Terreni pre-orogenici Mesozoico / Terziario (250 milioni di anni / 24 mil. anni) 123a) Piattaforme carbonatiche (calcari) 123b) dai bacini (rocce arenarie ricche di quarzo) |
L'attenzione per il tipo delle rocce disponibili nelle aree di ritrovamento dei reperti preistorici è importante per definire come siano variate nel tempo le aree di approvvigionamento delle materie prime necessarie alla realizzazione degli utensili.
Altro fattore da osservare è l'evoluzione della copertura arborea dell'Area soprattutto quando si passa a considerare gli effetti dell'innalzamento delle temperature dopo la fine dell'ultima glaciazione (stimata in 14mila anni fa).
Su questo aspetto è molto utile lo studio dell'articolo "Le analisi antropologiche della Grotta di Castelcivita" pubblicato nel volume curato da Paolo Gambassini "Il Paleolitico di Castelcivita cultura e ambiente".
Gli autori (L. Castelletti e A. Maspero)
• analizzano la natura dei residui vegetali ritrovati nella stratigrafia del cono detritico della Grotta di Castelcivita
• e ricostruiscono l'ambiente arboreo che circondava la grotta nei vari periodi mettendolo in relazione
123o alle profonde variazioni climatiche legate all'ultima glaciazione con il suo massimo intorno al 18mila a.C.
123o al progressivo aumento delle temperature del periodo successivo.
Gli autori illustrano con degli schemi la diffusione attuale delle essenze le cui tracce sono state ritrovate nei carboni del cono detritico.
Qui sotto trovate (ad esempio) la diffusione attuale dell'Abete bianco.
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| Diffusione attuale dell'Abies Alba (Abete bianco) |
Per una recente raccolta di informazioni finalizzata all'avvio di un "esercizio descrittivo" sulla Area degli Alburni abbiamo visitato il sito dell'Associazione Alburni Trekking (alburnitrekking.it).
Abbiamo così trovato nella sezione "Origini" questa annotazione:
"Percorrendo ancora il Sentiero Italia che porta alla cima Panormo a 1742m slm, si fa di solito sosta per rinfrescarsi a 1500 m slm nei pressi del Nevaio perenne, poco lontano da qui si passa a far visita al Principe del Bosco, l'Abete Bianco Secolare unico esemplare degli Alburni."