Museo Etnopreistoria del CAI di Napoli "Alfonso Piciocchi"

Museo sulla preistoria in Campania e sulla civiltà pastorale, contadina, montana nel Mezzogiorno

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Home Luoghi di ritrovamento

I principali luoghi di ritrovamento del Gruppo Speleologico del CAI di Napoli

 

In questa sezione del sito raggruppiamo le informazioni disponibili per Luogo di Ritrovamento.

L'esposizione dei reperti nelle vetrine del Museo fu organizzata nei primi anni '80 da Alfonso Piciocchi con un criterio cronologico (Paleolitico / Mesolitico / Neolitico)
• che aveva l'obiettivo didattico di "raccontare" meglio le differenze di tecnica di lavorazione nei vari periodi,
• ma che sacrificava l'osservazione dei reperti per Luogo di ritrovamento.

Con la realizzazione dell'Archivio Fotografico dei reperti è possibile recuperare questo aspetto raggruppando le immagini, appunto, non più soltanto per vetrina di collocazione nella esposizione museale ma anche per luogo di ritrovamento.

 

Monti Piana del Sele

 

I luoghi di ritrovamento più importanti del Gruppo Speleologico CAI Napoli sono:

Grotta di Nardantuono ad Olevano sul Tusciano collocata sulla riva sinistra del Fiume Tusciano che scende dai Monti Picentini per giungere al mare nella Piana del Sele.

Grotta dell'Ausino (che fa parte del sistema carsico delle Grotte di Castelcivita nel Massiccio degli Alburni) collocata sulla riva destra del Fiume Calore.

Grotta di Castelcivita, situata nei pressi della gritta dell'Ausino. Evidentemente l'area era frequentata almeno dal Paleolitico medio.

Vallone del Carmine a Cannalonga alle pendici del Tuzzi di M. Piano

A questi 3 siti abbiamo aggiunto il Tratto di Costa tra Marina di Camerota e Scario (anche se in questa area l'attività del Gruppo Speleologico è stata molto limitata) perché è particolarmente importante per lo studio del Paleolitico nel Mezzogiorno.

Il "Contesto" (dal punto di vista geografico e geologico) è quindi quello dei Rilievi che circondano la Piana del Sele ed il Cilento nel suo complesso.

I regimi climatici degli ultimi 2/3 milioni di anni (quando la Catena Appenninica si è andata lentamente sollevando emergendo dalle acque in cui si era formata) hanno fortemente influenzato il paesaggio.

Nell'ultimo milione di anni la tendenza al sollevamento si accentua, mentre il vecchio paesaggio viene smembrato ed eroso.

 

Linea di Costa in Campania

Tratto da: Calcaterra D., D'Argenio B., Ferranti L., Pappone G., Petrosino P. "Campania e Molise." Serie: Guide Geologiche Regionali della Società Geologica Italiana, 2016

 

Utilizzando lo schema geologico semplificato che segue si può giungere alla conclusione:

• La Grotta di Nardantuono è collocata nella Valle del Tusciano (area calcarea).

• La Grotta dell'Ausino è collocata lungo il corso del Fiume Calore alle pendici del Gruppo calcareo degli Alburni.

• Il Vallone del Carmine (Cannalonga) è collocato in area di rocce arenarie ricche di quarzo.

• Il Tratto di Costa tra Marina di Camerota e Scario (Paleolitico Inferiore) è collocato in area di rocce arenarie ricche di quarzo con la presenza però del Gruppo calcareo di Monte Bulgheria (in cui è possibile ritrovare anche noduli di selce).

 

Schema Geologico della Campania

123Schema Geologico Semplificato (tratto da "Grotte e Speleologia della Campania" Regione Campania)
Legenda:
1) Quaternario (1,81 milioni di anni a oggi) Depositi delle piane costiere e delle conche intramontane, rocce vulcaniche.
2) Terreni sin-orogenici Miocene / Pleistocene inferiore (23,8 milioni di anni – 1,81 mil. Anni) Sedimenti terrigeni delle avanfosse.
3) Terreni pre-orogenici Mesozoico / Terziario (250 milioni di anni / 24 mil. anni)
123a) Piattaforme carbonatiche (calcari)
123b) dai bacini (rocce arenarie ricche di quarzo)

L'attenzione per il tipo delle rocce disponibili nelle aree di ritrovamento dei reperti preistorici è importante per definire come siano variate nel tempo le aree di approvvigionamento delle materie prime necessarie alla realizzazione degli utensili.

 

Altro fattore da osservare è l'evoluzione della copertura arborea dell'Area soprattutto quando si passa a considerare gli effetti dell'innalzamento delle temperature dopo la fine dell'ultima glaciazione (stimata in 14mila anni fa).

Su questo aspetto è molto utile lo studio dell'articolo "Le analisi antropologiche della Grotta di Castelcivita" pubblicato nel volume curato da Paolo Gambassini "Il Paleolitico di Castelcivita cultura e ambiente".

Gli autori (L. Castelletti e A. Maspero)

• analizzano la natura dei residui vegetali ritrovati nella stratigrafia del cono detritico della Grotta di Castelcivita

• e ricostruiscono l'ambiente arboreo che circondava la grotta nei vari periodi mettendolo in relazione

123o alle profonde variazioni climatiche legate all'ultima glaciazione con il suo massimo intorno al 18mila a.C.

123o al progressivo aumento delle temperature del periodo successivo.

Gli autori illustrano con degli schemi la diffusione attuale delle essenze le cui tracce sono state ritrovate nei carboni del cono detritico.

Qui sotto trovate (ad esempio) la diffusione attuale dell'Abete bianco.

 

Diffusione dell'Abete bianco

Diffusione attuale dell'Abies Alba (Abete bianco)

 

Per una recente raccolta di informazioni finalizzata all'avvio di un "esercizio descrittivo" sulla Area degli Alburni abbiamo visitato il sito dell'Associazione Alburni Trekking (alburnitrekking.it).

Abbiamo così trovato nella sezione "Origini" questa annotazione:

"Percorrendo ancora il Sentiero Italia che porta alla cima Panormo a 1742m slm, si fa di solito sosta per rinfrescarsi a 1500 m slm nei pressi del Nevaio perenne, poco lontano da qui si passa a far visita al Principe del Bosco, l'Abete Bianco Secolare unico esemplare degli Alburni."